Biologia   4 comments

Tyler mi ha detto di immaginarmi di piantare ravanelli e patate sul green della 15° buca di un campo di golf dimenticato. Darai la caccia agli alci nelle valli boscose intorno alle rovine del Rockefeller center e cercherai molluschi intorno allo scheletro dello Space Needle, inclinato di 45 gradi. Immaginati a fare la posta all’alce dalle finestre dei grandi magazzini tra file puzzolenti di splendidi abiti da sera e smoking che vanno in malora appesi alle loro grucce, porterai indumenti di pelle che ti dureranno tutta la vita e ti arrampicherai per rami grossi come tronchi del kud-zu rampicante che abbraccia la Sears Tower. Sbucherai dalla volta gocciolante della foresta e l’aria sarà cosi tersa che vedrai figure minuscole battere il granturco e disporre a essiccare carne di cervo nella corsia d’emergenza vuota di una super strada abbandonata che si allunga, larga 8 corsie e torrida ad agosto, per mille chilometri. (Chuck Palahniuk-Fight Club)

Gli esseri umani si sono evoluti in mezzo al verde e al blu. Stare tra quattro pareti per gran parte della propria giornata non è una situazione consona a quello che siamo biologicamente programmati a fare. Stare seduti davanti ad uno schermo di computer non è una situazione consona a quello che siamo biologicamente programmati a fare. Stare in un’officina o in una fabbrica non è una situazione consona a quello che siamo biologicamente programmati a fare, sebbene un’officina o una fabbrica, in cui gli oggetti crescono sotto le tue mani, possano essere più umani di un ufficio in cui passi carte e tieni gli occhi fissi su uno schermo.

Quando siamo stanchi, depressi, demotivati, tristi, innamorati, riflessivi, andiamo a guardare il mare, o un torrente, o un lago. Se siamo pieni di energie, vi ci tuffiamo dentro e sguazziamo emettendo buffi mugolii ed urla di contentezza.Se non abbiamo il mare guardiamo un campo di grano, ci arrampichiamo su una collina, perfino su un albero.

Nessuno si sognerebbe di prendersi la propria pausa andando in ufficio a contemplare gli F24.

Eppure, questo non vuole essere un elogio del primitivismo. Non solo la locietà industriale ha dei vantaggi, ma io non credo che l’infelicità sia particolarmente in aumento. Una società industriale ti permette di guarire in tempi rapidi dal mal di denti, che rendeva la vita impossibile per anni ai nostri antenati. Gli inverni ai tempi dei miei bisnonni erano periodi lunghi e bui in cui bisognava rimanere per mesi in case dalle finestre piccolissime, rischiarati in genere dalla fiamma diretta di un fuoco acceso nel caminetto, o dalla debole luce di poche candele che non tutti potevano permettersi. In una società non industriale, la legna va tagliata a mano, ed è quasi impensabile poter ridurre un albero alle dimensioni dei ciocchi adatti ad una stufa economica moderna senza l’uso di una motosega o di una sega circolare, a meno di non dedicarci giorni e giorni di lavoro spossante. “Un albero scalda tre volte: quando lo abbatti, quando lo fai a pezzi e quando lo bruci”. Così i miei nonni portavano a casa le stoppie del granturco per bruciarle e  cucinare. Costituite da un sottile involucro coriaceo esterno e da una specie di sostanza spugnosa e leggera all’interno, hanno un potere calorico minimo e si può immaginare quanto fosse il bisogno di combustibili che animava i miei antenati, che pure non erano i più poveri del paese.

Ma anche se tutto questo è verissimo, resta il fatto che a parità di tutti gli altri elementi (cibo, calore, pulizia…non cose da poco!) dopo aver passato dodici ore a lavorare duramente all’aperto ti addormenti di un sonno profondo e ristoratore, e dopo aver passato dodici ore a lavorare duramente ad una scrivania sei preso dall’insonnia, e resti con gli occhi spalancati a guardare il soffitto mentre la mente corre impazzita.

Per non parlare del bisogno, insito in ognuno di noi e specialmente a quanto pare nei maschi, di ricevere scosse di adrenalina con una certa frequenza. Se i governi nel corso della storia avessero tentato di obbligare milioni e milioni di persone a mangiare escrementi non ci sarebbero riusciti. Qualunque governo tentasse di fare questo verrebbe rovesciato nel giro di poche ore: perchè si tratta di una ripugnanza basilare, biologica, il cui superamento è un fenomeno rarissmo, e sconvolgente per la maggioranza delle persone. Invece i governi sono sempre riusciti a convincere milioni e milioni di persone a farsi sbudellare, sgozzare, sparare addosso, bombardare, gassare, caricare dalla cavalleria e ovviamente a sbudellare, sgozzare, sparare, bombardare, gassare e caricare tutto sommato senza grossissimi problemi (in genere aggiungendo lo stupro alla seconda lista). Non solo. ma milioni di persone nel corso della storia si sono precipitate a fare tutto ciò volontariamente. Vale a dire che non si tratta, purtroppo, di attività innaturali ma al contrario consone a ciò che siamo biologicamente programmati a fare. Alcuni di noi sostituiscono sgozzamenti e stupro con arrampicata, arti marziali, paracadutismo, bungee jumping, surf o cooperazione internazionale in paesi pericolosi, altri picchiano la moglie, seppelliscono vivo il cane, o vanno a vedere la corrida. Altri, che io personalmente considero leggermente più rispettabili ma a cui non va in generale la mia simpatia, vanno a caccia.  Per finire, alcuni non rinunciano allo stupro nè all’omicidio, e per fortuna sono l’infima minoranza. Ovviamente ognuno è responsabile di ciò che sceglie, e non sto sostenendo che lo stupratore o l’omicida sia un ribelle ad una società oppressiva. Eppure è vero che è oppressivo il mondo in cui viviamo, che si vorrebbe asettico e pulito, privo di violenza ed equilibrato, un mondo in cui ognuno è sempre padrone di sè stesso e la violenza è bandita per l’eternità, e perfino la guerra diventa una missione di pace in cui l’uccisione del nemico avviene asetticamente da lontano. Un mondo in cui il dolore non esiste.

Penso a quanto doveva essere la dimestichezza dell’essere umano con il dolore fisico per affrontare un seppuku. Non semplicemente trafiggersi con una spada, come facevano romani e greci, che già mi risulterebbe impossibile, ma squarciarsi il ventre con due tagli e portare alla vista le proprie viscere, tenendo la mano ferma e, ci dicono, atteggiando le labbra ad un lieve sorriso-chissà se poi era vero. Non dico che fosse un bene questa confidenza, ma sottolineo le terribili profondità a cui può arrivare l’essere umano, e di cui i nostri uffici e le nostre metropolitane sono spesso così vuote-anche se ho trovato bella umanità in alcune metropolitane.

Penso a quanto ci hanno fregato, convincendoci che la guerra va fatta tra un paese e l’altro, regolamentata dallo stato e se possibile per portare la pace e la democrazia, e ripenso a quanto fosse saggio Sciascia invece, che spiegava come la guerra civile in cui uccidi il tuo vicino di casa per un motivo ben preciso sia l’unica che ha senso. Conosco abbastanza la ex-Yugoslavia da sperare di non trovarmici mai in mezzo.

Non pretendo di essere particolarmente originale con questa riflessione, sono cose che sono state dette e stradette. Solo, se fossi credente ringrazierei gli Dei di aver trovato la campagnetta, e di poter avere un posto dove stare in mezzo al verde ed all’azzurro; forse sacrificherei un gallo e ne spargerei in giro il sangue. Mi evita il rischio di diventare un serial killer. Forse non lo diventeri lo stesso, ma preferisco non saperlo. Non capisco come gli altri possano sopravvivere senza. Buona settimana,

Scialuppe

Posted 7 novembre 2011 by scialuppe in Uncategorized

4 Commenti a Biologia

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  1. Questo post l’ho letto perche’ mi e’ stato segnalato, in quanto intitolato “Biologia”. In onesta’ di biologia ho trovato ben poco. Solo riflessioni (condivisibili o non che possano essere) che parlano dell’eterno dilemma dell’essere umano. Chi e’ che ci guida? E’ il libero arbitrio oppure la “predestinazione”?
    Predestinazione intesa non come “volere divino”, ma come “obbedire a leggi naturali alle quali non ci si puo’ sottrarre”.
    Su questo argomento, parlando di qualcosa di piu’ specifico, ho scritto un lungo post diviso in tre parti: “Perche’ le donne sono uno scopo, e gli uomini soltanto un mezzo?”

    Se interessa ecco qui i link:

    http://chiara-di-notte.blogspot.com/2011/09/perche-le-donne-sono-uno-scopo-e-gli.html – 1 parte
    http://chiara-di-notte.blogspot.com/2011/09/perche-le-donne-sono-uno-scopo-e-gli_27.html – 2 parte
    http://chiara-di-notte.blogspot.com/2011/10/perche-le-donne-sono-uno-scopo-e-gli.html – 3 parte

    Buona giornata.

  2. Ciao Chiara,
    in effetti non sono un biologo e non mi azzardo a scriverne in maniera tecnica. L’ho intitolato “biologia” a significare che a mio parere esistono motivazioni biologiche, determinate dall’evoluzione, che rendono insopportabili molti aspetti del vivere industrializzato e post-industrializzato, nonostante la sua comodità e possibilità di esistenza pacifica. Poi forse ho estremizzato alcuni aspetti: il confine tra la realtà e le nostre rappresentazioni della medesima è labile. Buona giornata a te,

    Scialuppe

  3. …pausa in ufficio a contemplare gli F24… se mi succede mi ammazzo…hai ragione pero’, mi manca tanto un pezzetto di terra, un giardinetto, un orticellino….lo permuterei con la seconda stanza daletto/studio.

  4. Dunque. Nel corso di questo anno che volge al termine ho affrontato, tra le altre, alcune delle questioni poste qui.
    Anche io mi sono ritrovata poi a prendere atto che le mie riflessioni, e le conclusioni che ne sono conseguite, non fossero particolarmente originali. Purtuttavia mi rimane la soddisfazione di non aver mutuato il pensiero di altri, ma di aver autonomamente sviluppato il mio pensiero e le decisioni che ne sono conseguite sulla base dell’esperienza personale e delle mie sensazioni profonde.

    Da molto tempo sostengo che l’omicidio, e la violenza in generale, siano istinti primordiali in ciascuno di noi, che non possono essere rimossi, ma eventualmente sublimano per effetto dei condizionamenti socio-culturali o religiosi. La sublimazione di questi istinti avviene con discreto successo negli individui che percepiscono uno stato di soddisfazione (reale o indotta), mentre tende a venir meno all’aumentare delle situazioni di disagio, stress, insoddisfazione, frustrazione e solitudine.Più un individuo viene (o si sente) isolato dal contesto della “tribù”, più ha la tendenza a ripristinare gli istinti primordiali perchè riemerge la necessità atavica della sopravvivenza. Ne sono prova l’aumento dei fenomeni di violenza, pubblica e privata, verso sè stessi e verso gli altri, in conseguenza dell’alienazione perpetrata, fomentata e alimentata dai modelli sociali, lavorativi e preudo-culturali che accompagnano i sistemi capitalisti (sia chiaro, la mia riflessione è totalmente apolitica e l’utilizzo di alcuni termini è solo funzionale alla comprensione del concetto e non all’affinità con qualsivoglia autore, teoria o trattazione di comune conoscenza).

    L’essere umano non è nato per fare una sola cosa, ma per farne molte insieme. Credo di aver letto l’espressione di questo concetto che già mi apparteneva in uno degli scritti di Masanobu Fukoka, ma potrei sbagliarmi. Il progressivo allontanamento da attività che comportino l’utilizzo della fisicità e dei sensi porta a varie forme di disfunzione comportamentale, psichica e fisica. Ne sono esempio i crescenti fenomeni di depressione, isteria, infecondità, lo sviluppo di forme ossessive, l’aumento di aggressività legato in primo luogo alla mancanza di “scarico” della libido e tutte le altre amenità che affliggono la moltitudine di esseri umani che ci circonda. personalmente ho dovuto aspettare di trovarmi rinchiusa in un ufficio senza finestre per prenderne coscienza.

    Allo stesso modo, il vivere indistintamente durante tutto l’arco dell’anno secondo ritmi indipendenti da quelli naturali porta scompensi inquantificabili nel fisico, nell’umore e nella mente degli esseri umani. Nei lavori moderni non esistono più estate o inverno, luce o buio, e così il nostro orologio biologico viene costantemente violentato e minato dall’impossibilità di seguire i ritmi circadiani a cui è necessariamente legato, in quanto corpo animale. Un esempio: voi avete idea della violenza fisica che subisce un agente di polizia o un carabiniere operativo (con traslazione di un’ora a seconda dei casi)?

    Giorno 1: 19 – 01.00
    Giorno 2: 13.00 – 19.00
    Giorno 3: 07.00 – 13.00
    Giorno 4 – 01.00 – 07.00
    Giorno 5 – Riposo
    Giorno 6 – 19 – 01.00

    e via così, per tutte le settimane della sua vita lavorativa. Ora, indipendentemente dal fatto che durante i turni lavorativi queste persone svolgano attività più o meno stressanti, pericolose o pesanti…come si può pensare che un individuo, un animale o anche una pianta possa seguire forzatamente una così folle e squilibrata sequenza perenne senza subire degli squilibri psico-fisici? Non mangia mai alla stessa ora, non dorma mai alla stessa ora, confonde il giorno con la notte, il sonno con la veglia…finirà per confondere il giusto con lo sbagliato? il bene con il male? L’innocente dal colpevole? Gliene si può fare una colpa?

    Questa è biologia applicata. Queste sono le mostruosità che la nostra specie suprema è stata capace di creare.
    Per fortuna molti di noi stanno re-imparando ad usare la propria capacità creativa in modo più costruttivo e meno deforme.
    Un abbraccio!
    Isa

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