Ladies and gentlemen…   5 comments

E finalmente dopo tanta attesa e tanto parlarne…

…ecco a voi, signore e signori, i nostri famosi spinaci! Stanno crescendo, eh? Stanno crescendo?

Forse oggi riesco ad andare a fare un saltino su e magari per cena c’è risotto con i suddetti in sugo di sè stessi…

E per chi si chiedesse cosa sono quelle striscioline bianche che si vedono in sul davanti, ecco la risposta nella seconda foto di oggi:

Trattasi come è evidente di recinti anti-Sally. Uolly era convinto che bastasse un solo strato, e mentre finiva di stenderlo si è trovato la signorina cagnetta di fianco, bellamente seduta sull’insalata, come Wile Coyote si trova Bi-Bip di spalle in mille sketches dei Looney Tunes. Da cui la decisone di porre un secondo strato: nientre contro Sally, molto contro la sua abitudine di scavare dove il terreno è soffice. Sulla destra, la rucola (rigogliosa) ed il mataviz (in fase di nascita), al centro, lontano da chi osserva, il radicchio. Sulla sx i protagonisti del post di oggi, e sulla dx il melo potato e legato perchè i rami non crescessero dove diavolo volevano. Lo spiazzo desertico che vedete oltre i recinti è la futura sistemazione delle zucchine, inch’Hallah. Sullo sfondo si intravede l’amaca con Uolly in fase “spavo un attimo”, meglio riconoscibile nella seguente:

Buona giornata a tutte e tutti,

Scialuppe

Zucchine   2 comments

Ecco l’attuale stato delle nostre zucchine…sono ancora in vaso e non abbiamo avuto il tempo di scavare le trincee e di stendere i teli di plastica (quelli che trattengono l’umidità quando è secco e convogliano l’acqua verso la piantina quando piove ed impediscono alle erbacce di crescere).

Mi piacciono i colori. Perfino quelli della plastica. E l’acqua sulle foglie, e il nero del terriccio. Pe chi non lo sapesse: le due foglie laterali, liscie, sono le due metà del seme di zucchina che si trasformano, mentre quella centrale riccia è la prima foglia vera. Una delle foglie da seme, in alto a sinistra, non si è ancora liberata del guscio (che ad un certo punto se ne cade). Quasi tutte le piante nascono in questo modo, con pochissime eccezioni. Buona giornata,

Scialuppe

La stagione   Leave a comment

Mogli, amici e amanti,

ci dispiace avervi lasciato così tanto senza dar notizie di noi. La vita è intensa e faticosa, la vita è un casino irripetibile. Soprattutto irripetibile. C’è molto da dire, ma soprattutto, siamo fortunati, c’è molto da fare.

Un mio conoscente una volta mi disse che quando mi sentiva parlare delle api, gli sembrava di sentire quei tali che tentano di costruire un impero nei videogames online: progetti su progetti, se faccio così succede questo, e se faccio così succede questo, e se faccio così crolla tutto e se faccio così invece diventa tutto più grande.

Ci pensai un poco su, conclusi che sotto sotto era vero. Però era tutto tridimensionale. Lo potevo toccare, annusare, potevo metterci le mani. Soprattutto annusare. Chi non ha mai annusato un’arnia non ha la più pallida idea di cosa possa significare fare l’apicoltore. Forse per questo non sono mai riuscito ad appassionarmi troppo di questi giochi (sebbene invece io sia, lo confesso, un appassionato addicted di youtube).

C’è molto da fare, e poco tempo da raccontare. Mi piacerebbe tediarvi con mille dettagli, e forse lo farò. L’analisi dei dati che avevo effettuato a dicembre, e questa è una novità degli ultimi giorni, forse era corretta e potrebbe essere una novità spiazzante nella nostra conoscenza dell’ambiente galattico circostante la Terra. Sono commosso ed incazzato, ho perso MESI a cercare di capire dove fosse sbagliata, ed ora un mio collega mi dice che forse era un prblema del software legato alle simulazioni che usavamo. Dopo mesi di stanchezza e scazzo, ecco che forse si trova che io avevo ragione. Vedremo. Vi farò sapere.

Ma mentre io mi perdevo in cazzate galattologiche, mille altre cose sono successe. OH CAZZO! NON CI RIESCO! Anche solo un elenco mi fa paura. Pomodori, cetrioli, gli ormai famosi spinaci, e casini personali di noi o dei nostri vicini di cui non vi diremo nulla, e albicocche e prevenzioni di sciamatura e grandi mangiate di pappa reale, e…signori e signore, io sono stanco. Sono successe migliaia di cose, non tutte belle seppure la maggior parte, e le ho documentate con una macchina fotografica ed ora mi trovo ad avere un millanta di foto da commentare, e le forze mi mancano. Forse potrei sviluppare un argomento al giorno nei prossimi giorni, anzichè un unico riassunto lunghissimo come mi proponevo, e tenervi sulle spine: ne avrò la forza? Tra un elettrone e un protone? Chi lo sa.  Siamo indietrissimo con i lavori nell’orto per tutto ciò che non è foglia, sappiatelo. Ma è fiorita l’acacia, e questa è la cosa più importante, meravigliosa e commovente. Vi lascio con un’immagine appropriata, quindi, salutando tutte voi e tutti voi, e a presto,

Scialuppe

Posted 8 maggio 2012 by scialuppe in Uncategorized

Fu da lì che tutto incominciò.   Leave a comment

Nella caserma Lenin di Barcellona, il giorno prima di unirmi alla milizia, vidi un miliziano italiano che stava in piedi davanti al tavolo degli ufficiali.
Era un giovane sui 25-26 anni, dall’aspetto deciso, con capelli giallo-rossicci e spalle robuste. Il suo berretto di pelle con la visiera tirata sopra un occhio gli dava un’aria fiera. Lo vedevo di profilo, col mento piegato sul petto mentre stava osservando con un’espressione perplessa una mappa che uno degli ufficiali teneva aperta sul tavolo. Qualcosa nel suo viso mi colpì profondamente. Era il viso di un uomo disposto a commettere un omicidio e a dare la vita per un amico – il tipo di viso che ti aspetteresti in un anarchico, anche se molto più probabilmente era un comunista. C’erano sia candore che ferocia in quel viso, e anche un’espressione di reverente rispetto che faceva quasi tenerezza, quella che le persone poco istruite hanno verso i loro supposti superiori. Naturalmente non riusciva a capire niente di quella mappa e naturalmente considerava la lettura di una mappa come un’impresa altamente intellettuale. Non so perchè, ma raramente ho visto qualcuno, qualunque uomo intendo, che mi sia così immediatamente piaciuto. Mentre parlavano vicino al tavolo venne fuori che io ero uno straniero. L’italiano alzò il capo e disse subito:
“Italiano?”
Io risposi nel mio cattivo spagnolo: “No, Inglès, Y tu?”
“Italiano”
Mentre uscivamo lui attraversò la stanza e mi strinse la mano con molta forza. Strano l’affetto che si può provare per un estraneo! Era come se il suo spirito e il mio per un momento fossero riusciti a costruire un ponte sull’abisso di lingua e cultura e a incontrarsi in una totale intimità. Sperai che m’avesse in simpatia come io l’avevo. Ma seppi anche che per conservare quella prima impressione di lui non dovevo rivderlo, ed è inutile dre che non l’ho rivisto mai più. Si fanno sempre incontri di questo genere in Spagna.

Menziono questo miliziano italiano perchè s’è impresso vividamente nella mia memoria. Con la sua misera uniforme e il volto fiero e patetico, egli caratterizza per me la speciale atmosfera di quel tempo. È collegato a tutti i miei ricordi di quel periodo della guerra: le bandiere rosse di Barcellona, i treni squallidi che, rigurgitanti di soldati cenciosi, s’arrampicavano verso il fronte, le grigie città colpite dalla guerra lungo la linea ferroviaria, le trincee fangose sulle montagne.

Ciò avveniva verso la fine del dicembre 1936, meno di sette mesi fa, e tuttavia è un periodo già retrocesso ad un’enorme distanza. Successivi eventi l’hanno cancellato assai più completamente di quanto non abbiano velato il 1935 o il 1905, per quanto ne so. Ero venuto in Spagna con la vaga idea di scrivere articoli per qualche giornale, ma mi ero arruolato nella milizia quasi immediatamente, perchè a quel tempo e in quell’atmosfera sembrava la sola cosa che si potesse fare.

Gli anarchici avvano ancora il virtuale controllo della Catalogna e la rivoluzione era ancora in pieno vigore. A chiunque si fosse trovato là fin dal principio probabilmente doveva sembrare, già in dicembre o in gennaio, che il periodo rivoluzionario volgesse al termine; ma per chi fosse venuto direttamente dall’Inghilterra, l’aspetto di Barcellona era qualcosa che sconvolgeva e sopraffaceva. Era la prima volta che mi trovavo in una città dove la classe operaia fosse al potere. Praticamente ogni edificio di qualsiasi dimensione era stato occupato dai lavoratori e drappeggiato con bandiere rosse e nere degli anarchici; su ogni muro erano stati scribacchiati la falce e il martello con le iniziali dei partiti rivoluzonari; quasi ogni chiesa saccheggiata e le immagini sacre riarse. Qua e là le chiese venivano sistematicamente demolite da squadre di operai.

Botteghe e caffè esibivano scritte che ne annunciavano la collettivizzazione; perfino i lustrascarpe erano stati collettivizzati e le loro cassette dipinte di rosso e nero. Camerieri e inservienti dei negozi vi guardavano dritto in faccia e vi trattavano alla pari. Forme servili o anche soltanto cerimoniose del parlare erano temporaneamente scomparse. Nessuno diceva “senhor” o “Don” o nemmeno “Usted”; ognuno chiamava gli altri “compagno” dandogli del tu e diceva “Salud”" invece di “buenos dias”. Qualsiasi mancia era proibita dalla legge; la mia prima esperienza, o quasi, fu la lezione ricevuta dal direttore di un albergo perchè avevo tentato di dare una mancia al ragazzo dell’ascensore. Non c’erano automobili private, erano state tutte requisite dall’autorità militare, e tutti i tra e i tassì come gran parte degli altri mezzi di trasporto erano dipinti di rosso e di nero. I cartelloni rivoluzionari, ovunque, fiammeggiavano sui muri in nitidi rossi e blu che facevano sembrare gli altri manifesti, pochi e superstiti, dei semplici schizzi di fango.  (…) Tutto ciò era bizzarro e commovente.  C’erano molte cose che non comprendevo, in un certo senso tutto ciò non mi piaceva, ma riconobbi nella situazione immediatamente uno stato di cose per il quale valeva la pena di battersi.

George Orwell

Omaggio alla Catalogna

Buon 25 aprile a chiunque passi da queste parti,

Scialuppe.

Posted 25 aprile 2012 by scialuppe in Uncategorized

Stalker   Leave a comment

« La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. »

(lo Stalker)

Ieri sera, dalle sei in poi, abbiamo distrutto cupolini reali: i cupolini in cui, per intenderci, le api allevano le api regine per prepararsi alla sciamatura (in questa stagione) o per sostituire le regine morte (tutto l’anno). Quasi tutti i cupolini erano vuoti, cioè senza larva all’interno, appena accennati: altri però contenevano già le larve e alcuni erano quasi pronti per la nascita. Abbiamo tenuto i cupolini più grossi per creare due famiglie nuove, indebolendo un po’ le altre da cui sono stati tolti assieme ai favi di covata e nutrici che li contenevano: famiglie molto forti, soprattutto se costrette a restare chiuse a lungo dal maltempo, tendono a sciamare di più e in seguito per diversi mesi non avranno api a sufficienza per fare un raccolto: d’altra parte ovviamente famiglie deboli non raccolgono comunque. Quindi bisogna mantenere un sottile equilibrio tra la forza e debolezza, perchè l’una si trasforma senza posa nell’altra.

Purtroppo, non abbiamo potuto salvare tutti i cupolini e siamo stati costretti ad uccidere alcune larve, erano troppe. Succede, purtroppo. Questo è uno dei motivi per cui i vegani non accettano il miele tra gli alimenti che assumono. Non hanno tutti i torti, eppure senza l’apicoltura i prodotti puramente vegetali di cui si nutrono non potrebbero impollinarsi, e senza la produzione del miele l’apicoltura non sarebbe sostenibile, e senza la prevenzione della sciamatura la produzione del miele non sarebbe sufficiente, e senza l’uccisione delle larve la prevenzione della sciamatura non sarebbe praticamente possibile. Dal che si deduce che la perfezione non è di questo mondo: è lecito tentare di raggiungerla, a mio parere, ma si sappia delle contraddizioni continue in cui incappiamo.

Abbiamo anche accorciato le ali ad una regina che dimostrava troppa propensione a sciamare. Non è una cosa bellissima: ma la regina non ne soffre (non ha terminazioni nervose nelle ali) e se sciama resta vicina e noi possiamo facilmente ricatturarla. Si chiama clippaggio. Non è un bel sistema, lo ammetto: in effetti non è consentito dall’apicoltura biologica. Però è consentito uccidere l’ape regina. E allora cosa cazzo significano le regole in questione? Uff. Mi sento molto combattuto. Non è una cosa che mi piace fare. Ma non posso nemmeno permettermi di perdere famiglie di api: non ci guadagno, dall’apicoltura, ma almeno che io non vada in perdita in un modo chenon posso affrontare. Che brutta e confusa la dura realtà.

La’ e Sandoz, nel frattempo, mettevano in vasetto le piantine di pomodoro che tra poco dovranno andare in terra. E altri cetrioli, e altre zucchine. E non so cos’altro. Poi quando siamo scesi Sandoz ha chiesto una mano a Uolly per mettere a posto il computer di un suo amico. Bentornati nel mondo.

Scialuppe

Posted 19 aprile 2012 by scialuppe in Uncategorized

Deriva   Leave a comment

Sì, lo so, il blog è fermo da un poco. Il punto è che in campagnetta stanno succedendo un sacco di cose e nelle nostre vite personali altrettanto tante: tra le prime annoveriamo lo spuntare dell’insalata, del radicchio, della valeriana, la caduta delle albicocche, il trapianto dei semini di pomodoro zucchina e cetrioli, una gelata tardiva, l’inizio della costruzione di cupolini reali e un piccolo raccolto di marasca che probabilmente smieleremo domenica. Tra le seconde non annoveriamo un bel niente perchè siamo delle persone molto discrete e timide. Ma non riusciamo a stare dietro anche alla documentazione di tutto ciò, e per di più la batteria della macchina fotografica della mia signora si è scaricata e mi dimentico sempre di sostituirla: niente foto stupende, per ora…spero di rimediare presto.

Per cui questo blog sta diventando un po’ meno agricolo e un po’ più politico – scrivere un post politico è più facile e rapido. Io cerco di trattenermi, ho il sangue che bolle per le cose che stanno accadendo in Italia ai miei danni ma non ne scrivo molto, per non snaturare troppo il blog che nasce attorno ad altri argomenti. Però alle volte non ce la faccio. Perchè è vero che il blog sta assumendo una deriva politica, ma è ance vero che la politica sta assumendo una deriva autoritaria sempre più marcata. Non serve avere un dittatore per vivere in una dittatura.

Guardate qual’è il trattamento che le nostre forze di polizia infliggono agli stranieri all’atto del rimpatrio: Manette di plastica e bocca bendata con lo scotch da pacchi. Una piccola cosa? La civiltà di una nazione si misura dal modo in cui tratta i propri prigionieri.

““Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”. ( Levitico, 19:33)

potrebbe capitare a tutti noi

Ma in effetti le forze di Polizia sono molto rispettose dei precetti biblici: infatti capita spesso che non trattino in modo molto diverso gli italiani che finiscono nelle loro grinf…sotto la loro custodia. Serve che faccia qualche nome? Che nomini qualche posto? Non serve, vero? Ma perchè tutti conosciamo i nomi delle vittime, e nessuno quelli dei carnefici?

Fonti:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=3783128697695&set=p.3783128697695&type=1

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/04/18/news/facebook_denuncia_trattamento_inumano_tunisino_rimpatriato-33518710/?ref=HRER2-1

Posted 18 aprile 2012 by scialuppe in Uncategorized

Questo non lo sapevate   Leave a comment

La Regione Sardegna ha dato inizio ad un processo che, in linea di principio, potrebbe portarla a dichiarare la secessione dalla Repubblica Italiana.

Non c’entra proprio nulla con il principale motivo di esistere di questo blog, e neanche si tratta di una rivoluzione sociale nè dell’instaurazione di un modo di vivere più libero e meno devastante. E poi quasi sicuramente non succederà. Eppure, appena ho letto la notizia, il mio cuore ha fatto un balzo in petto, ed ho giubilato intensamente come non mai: speriamo che lo facciano, speriamo che ce la facciano! Per diecimila motivi tutti insieme che non sto ad enumerare ma che potete immaginare se mi conoscete un po’. Sappiate che se lo fanno parto immediatamente volontario a dargli una mano.

Posted 6 aprile 2012 by scialuppe in Uncategorized

Favole   Leave a comment

La favola del vecchio mondo contadino, depositario del segreto per vivere in pace e in armonia con la natura, è appunto una favola che ci raccontiamo noi, che siamo cresciuti in città e che non abbiamo mai dovuto prendere in mano una zappa per vivere. (Tuco per Wu Ming Foundation)

Posted 5 aprile 2012 by scialuppe in Uncategorized

La sveglia presto   Leave a comment

Sono felice, oggi. Piove, e ce n’era bisogno. Sono eccitato all’idea che stiano crescendo gli spinaci: è la prima volta che riesco a coltivarli. Ormai sono lunghi tre centimetri abbondanti. Avremo, se le cose vanno come sembra, quantità di rucola da non riuscire a starci dietro, e anche l’insalata che avevo seminato a spaglio (solo pochi decimetri quadrati, per prova: il resto arriverà presto) è spuntata. I ravanelli sorridono.

Siamo andati in campagnetta prestissimo, stamattina, Uolly e il sottoscritto. Volevamo fare un lavoretto sulle api, ma abbiamo rinunciato perchè c’è raccolto di marasca: che la fioritura fosse in corso lo sapevamo, che fosse sufficiente per raccogliere non ci avremmo mai creduto. Non sarà un raccolto abbondantissimo, con ogni probabilità, e quest’anno sarà mescolata con il tarassaco che a sua volta sta fiorendo in questo periodo: però fare marasca è sempre e comunque una luce: qualcosa che capita quando vuole, ci puoi fare ben poco e dà un piacere incommensurabile a quel poco che ti richiede: perchè il miele di marasca, affezionatissime ed affezionatissimi, è l’orgasmo dei mieli. L’acacia è le coccole e i baci, il castagno è il sadomasochismo leggero, ma la marasca entra dalle papille gustative fino al cervelletto e scende fino alla punta dei piedi e ti lascia stupefatto e stravolto ogni volta, e ogni volta ti sembra di non averlo mai provato prima. Pochi vasetti valgono in ogni caso il lavoro di organizzare una smielatura, lavare asciugare e pulire prima e dopo, montare la centrifuga e tutto il resto. Per cui abbiamo aperto, abbiamo visto, abbiamo richiuso e deciso di aspettare.

E a questo punto ho potuto far fare un giretto a Uolly a dare un occhio alle aiuole seminate, chè lui in questo periodo si sta occupando di altri lavori e non le segue molto: e quindi abbiam buttato un occhio allo spettacolo delle piante che han messo ormai decisamente la testa fuori, e non han più bisogno del telo di plastica per tenerle umide e difenderle dal riverbero del sole. Ho tolto il telo e le guardavo, rucole insalte spinaci, ed ero contento.

Ero contento per loro, ma ero contento anche perchè la terra della campagnetta sta cambiando. Le semine degli anni scorsi son sempre state poco fruttuose, i semi non si aprivano, soffocati dall’argilla dura: un anno abbiamo dovuto seminare la rucola tre volte, e la terza volta è spuntata solo perchè abbiamo coperto i semi con uno strato di segatura e foglie miste a terra. Adesso le semine funzionano: il terreno è diventato più morbido, l’abbiamo girato ripetutamente con la forca, è stato esposto al gelo dell’inverno che ha spaccato le zolle durissime e l’abbiamo mescolato con terreno più polveroso proveniente dal pastino alto, e con un minimo (ma proprio pochissimo) di materiale organico. Le erbacce non soffocano più qualsiasi cosa noi piantiamo, come succedeva in precedenza, dove il terreno che era rimasto incolto per anni era durissimo e adatto solo per le coriacee piante selvatiche: cardi e rovi.

E quindi scusatemi se chiudo questo post felice con una stilettata polemica, mi dispiace un poco perchè, vi assicuro, voi non potete capire cosa significa per me dopo tutti questi anni di tentativi essere riusciti finalmente a far nascere gli spinaci:ma quando ci vuole ci vuole. Insomma, mettiamola così: non provate nemmeno per scherzo a nominare Fukuoka in mia presenza. Fanculo.

24 ore   6 comments

Sex è quasi impaurito, mai visto così, appena alzo solo il coperchio del melario “no no chiudi, sono troppe mi mette già ansia”, e invece il melario è appena “attaccato”, ne stimo poco raccolto ancora, perlopiù sui telaini centrali, la popolazione di api nella parte superiore è esigua, eppure il ronzio che si sente fa già effetto.

Poi con una calma che non mi si addice, provo a continuare, prima il melario ad assaggiare il primo rosone di nettare al centro, il sapore è “da invidia” (invidiateci perchè a meno che non veniate a trovarci non lo sentirete mai…) e poi il nido; è già tardi e dunque non terrò la famiglia esposta per troppo tempo, ma intanto un’occhiata alla covata, la prima volta per Sex che sempre si è chiesto come funzionassero quelle scatolette da apicoltori; è già più tranquillo, ha aperto la maschera in mezzo al ronzio per assaggiare il primo raccolto di rosacee.

Il fuoco festeggia l’ultimo telaino da ripulire, il bollore dell’acqua e cenere avvolge l’ultimo lato di due telai e tre tappi da nucleo per nutrizione. E’ l’ultimo carico, io lo guardo bruciare, ormai è il tramonto, da troppe ore senza cibo ma non sento la fame, un po’ di birra con Sex, mi ha già dato alla testa. Sally a fianco, si rotola a terra, mi chiede di grattarle energicamente la pancia.
Il fuoco festeggia, dicevo, per tutto il giorno, fiammeggiava giallo ed anonimo ed ora s’accende in tonalità cremisi, avvolge il bollitore in un ultimo abbraccio, io lo guardo da lontano, uno sguardo al mare. Il fuoco danza per l’ultimo carico, dopo due anni di lavoro, è l’ultimo; è un passo di questo progetto che durerà da qui ad un anno, ce ne sono molti altri da fare ma la festa di oggi l’ho respirata tutta…

L’eletto si dice preoccupato perchè la gente ha perso il contatto con l’orto. L’eletto ormai non campetta più con noi, famiglia, vita da città, figli… Sebbene non possa essere scambiato per esaltato new age come potremmo essere scambiati noi che passiamo i pomeriggi tra i campi, si preoccupa di questo, si preoccupa del fatto che, questa crisi, potremmo pagarla con la fame, perchè siamo in tanti e perchè tutti (o quasi) abbiamo perso quel piccolo contatto con la terra che, un paio di generazioni fa, era patrimonio comune. Si preoccupa perchè abbiamo perso il contatto con la razionalità del denaro e dei beni che ci circondano.

Iris campa con 600 euro al mese di pensione, coltiva un piccolo orto, sorride quando le racconto che anch’io coltivo un po’ di terra, anche se non è mia, anche se sto ancora progettando di averne un po’ di mia, da mettere da parte.
“La terra non ti delude mai” mi dice, annuisco, “è bello sapere che ci sia ancora qualcuno che senta il bisogno di lavorarla, è una cosa che consiglierei a tutti” (…) “e invece son tutti lì a voler la cravatta e la bella macchina…”

Campa con 600 euro al mese, Iris, e sorride, mi racconta che l’altro mese ha fatto fatica ad arrivarci alla fine, ma ce la fa quasi sempre e mette pure da parte, “non si sa mai e quelli sa, preferisco non toccarli così a cuor leggero”, e poi è felice che quest’anno ritorni l’Imu: “sa credo che le tasse sia doveroso pagarle, è stata una stupidaggine togliere l’ici”, sorride, con 600 euro al mese. Io annuisco perchè spiegavo la stessa cosa oggi ad un collega; in questo senso di appartenenza alla comunità, sono felice di sapere che, se un giorno starò male, ci sarà un ospedale ad accogliermi senza chiedermi di esibire una carta di credito. Qualora non dovesse capitare a me, sono felice di sapere che quello stesso ospedale possa accogliere qualcuno meno fortunato, anche a mio carico… son soldi spesi bene :-) no?
Poi Iris mi racconta tutte le storie del paese, non ci capisco un’acca, dopo 2 minuti perdo il filo, troppi fratelli, figli di quelli e di quegli altri, i nonni, le nonne; ricordo solo di quella vecchina che, arrivata vicino ai cent’anni pregava il Signore che la prendesse con sé prima del secolo, “sia mai che il Sindaco venga a casa mia con i fiori omaggiati dal Consiglio Comunale ad augurarmi buon compleanno”, a noi, generazione di Facebook, queste cose paion strane, ma c’è stato un tempo in cui la riservatezza era bene prezioso… Il Signore la esaudì… un mese prima.

E poi quelle stradine, cariche di storia “sa qui c’è passato di tutto: i panzer tedeschi, gli americani” e poi “quando si andava a smantellare le casermette dei fascisti sul Kokos, però che paura! Sa e se poi tornavano? Chi li sentiva poi? Mia sorella prese solo le scatole di munizioni… da bruciare, per  scaldare via la primavera del ’43 ancora troppo fredda… ma lei lo parla lo sloveno?”, “eh no sa ma volevo impararlo… mi piace tanto!”

E così, in mezzo a queste storie, mi sento già a casa, in fondo è bastato poco, davvero poco.

24 ore cariche di solitudine inspirata ed espirata, ma, come avete potuto constatare, cariche di quell’energia e di quelle persone di cui amo circondarmi. Sia mai che in questo vortice, cercato, meditato, sofferto, inizii a scorgere una nuova costellazione di vita.

Domani andrò a riprendermi il mio pezzo di cielo, tanta è la terra, tanti sono gli spazi di cui si può aver bisogno. E poi recitare il “So Ham” così in alto…

Buona Vita

Uolly

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